Trasparenza
Ogni autore dichiara con onestà gli strumenti usati e il proprio contributo. La scheda di processo è parte integrante dell’opera: non prova di quanto si è intervenuti, ma racconto consapevole di come il brano è nato.
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Cosa significa
Chi candida un brano racconta come l’ha fatto: quali strumenti ha usato, che cosa ha chiesto alla macchina, che cosa ha scelto, scartato, riscritto. Non c’è una quantità minima di intervento umano da dimostrare. Un brano nato da un solo prompt è benvenuto quanto uno nato da cinquanta tentativi: quello che chiediamo è che il racconto sia vero.
Perché
Con l’AI generativa l’ascolto da solo non basta più a capire come è nata una canzone. Se il processo resta nascosto, il pubblico non sa che cosa sta applaudendo e la giuria non sa che cosa sta premiando. Il silenzio alimenta il sospetto: sull’opera, sull’autore, sull’intero linguaggio. Raccontare il processo è il modo più semplice per restituire fiducia. E spesso è anche la parte più interessante dell’opera: l’idea da cui si è partiti, l’errore della macchina tenuto perché suonava meglio, la strofa riscritta a mano.
In pratica
Ogni candidatura comprende una scheda di processo (idea, strumenti, ruolo umano, scelte e scarti) e una dichiarazione di trasparenza. Compilarle in modo veritiero è condizione di ammissione, e una dichiarazione falsa può portare all’esclusione anche dopo la premiazione. Durante la serata finale ogni brano viene presentato insieme al suo processo, e il Premio Trasparenza Creativa riconosce chi lo racconta con più verità e chiarezza.
Riferimento
Anche il diritto va in questa direzione. Nell’Unione europea, dal 2 agosto 2026, l’AI Act chiede ai fornitori di sistemi generativi di marcare i contenuti audio, video, immagini e testi prodotti, in modo che siano riconoscibili come generati artificialmente (Regolamento UE 2024/1689, art. 50). Una marcatura dice che c’è l’AI. La scheda di processo racconta come e perché.
