Nova Armonia, AI Music Festival San Marino

La Carta del Festival

Cinque principi.
Una posizione chiara.

L’AI generativa applicata alla musica apre possibilità impensabili e solleva domande complesse: l’autorialità, il diritto d’autore, i dati su cui questi sistemi sono addestrati, il futuro di chi di musica vive. Questo festival nasce convinto che tali domande non vadano evitate, ma esposte e discusse pubblicamente, insieme a chi le vive con entusiasmo e a chi le vive come una minaccia.

01

Trasparenza

Ogni autore dichiara con onestà gli strumenti usati e il proprio contributo. La scheda di processo è parte integrante dell’opera: non prova di quanto si è intervenuti, ma racconto consapevole di come il brano è nato.

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Cosa significa

Chi candida un brano racconta come l’ha fatto: quali strumenti ha usato, che cosa ha chiesto alla macchina, che cosa ha scelto, scartato, riscritto. Non c’è una quantità minima di intervento umano da dimostrare. Un brano nato da un solo prompt è benvenuto quanto uno nato da cinquanta tentativi: quello che chiediamo è che il racconto sia vero.

Perché

Con l’AI generativa l’ascolto da solo non basta più a capire come è nata una canzone. Se il processo resta nascosto, il pubblico non sa che cosa sta applaudendo e la giuria non sa che cosa sta premiando. Il silenzio alimenta il sospetto: sull’opera, sull’autore, sull’intero linguaggio. Raccontare il processo è il modo più semplice per restituire fiducia. E spesso è anche la parte più interessante dell’opera: l’idea da cui si è partiti, l’errore della macchina tenuto perché suonava meglio, la strofa riscritta a mano.

In pratica

Ogni candidatura comprende una scheda di processo (idea, strumenti, ruolo umano, scelte e scarti) e una dichiarazione di trasparenza. Compilarle in modo veritiero è condizione di ammissione, e una dichiarazione falsa può portare all’esclusione anche dopo la premiazione. Durante la serata finale ogni brano viene presentato insieme al suo processo, e il Premio Trasparenza Creativa riconosce chi lo racconta con più verità e chiarezza.

Riferimento

Anche il diritto va in questa direzione. Nell’Unione europea, dal 2 agosto 2026, l’AI Act chiede ai fornitori di sistemi generativi di marcare i contenuti audio, video, immagini e testi prodotti, in modo che siano riconoscibili come generati artificialmente (Regolamento UE 2024/1689, art. 50). Una marcatura dice che c’è l’AI. La scheda di processo racconta come e perché.

02

Centralità umana

Il festival premia la direzione artistica umana, non la generazione automatica fine a sé stessa. La domanda guida è una sola: che cosa rende il brano tuo?

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Cosa significa

Al centro del festival non c’è la macchina, ma la persona che la usa. La domanda che facciamo a ogni autore è una sola: che cosa rende questo brano tuo? Può essere l’idea di partenza, un testo scritto da te, una direzione estetica precisa, la pazienza di scegliere tra cento versioni quella giusta, o il coraggio di buttarle tutte e ricominciare.

Perché

Oggi generare una canzone richiede pochi secondi. Proprio per questo il valore si sposta: non sta più nella capacità di produrre suono, ma nelle decisioni che lo trasformano in un’opera. L’AI non elimina il bisogno di competenza, ne chiede di nuove: saper formulare un’intenzione, riconoscere ciò che funziona, dialogare con uno strumento che a volte sorprende e a volte sbaglia. Sono queste le competenze che il festival vuole mostrare e premiare.

In pratica

I premi non misurano solo la qualità musicale, ma le forme dell’autorialità contemporanea: Miglior Idea Artistica, Miglior Dialogo Uomo-Macchina, Miglior Uso Narrativo dell’AI. La giuria valuta il brano insieme al processo che lo ha fatto nascere.

Sono protette ai sensi di questa legge le opere dell’ingegno umano di carattere creativo […] anche laddove create con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale, purché costituenti risultato del lavoro intellettuale dell’autore.
Legge italiana sul diritto d’autore (L. 633/1941), art. 1, come modificato dalla L. 132/2025

Negli Stati Uniti il Copyright Office è arrivato a una conclusione simile (rapporto del gennaio 2025): i soli prompt non bastano a fare di qualcuno l’autore, conta il controllo umano sugli elementi espressivi dell’opera.

03

Rispetto degli artisti

Niente imitazioni ingannevoli di artisti viventi, voci riconoscibili non autorizzate, opere protette senza consenso. Resta la domanda più scomoda: su quale musica sono addestrati questi sistemi, e che cosa devono a chi l’ha scritta. Nessun autore può rispondere per gli strumenti che usa, e spesso non lo dichiara nemmeno chi li sviluppa. Il festival si impegna a non evitarla, ma a portarla sul palco.

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Cosa significa

Non accettiamo brani costruiti per sembrare di un artista vivente, voci riconoscibili usate senza permesso, testi, melodie o campioni protetti presi senza il consenso di chi ne ha i diritti. Ispirarsi a uno stile, a un genere, a un’epoca va benissimo: la musica è sempre andata avanti così. Spacciarsi per qualcun altro, no.

Perché

La voce fa parte dell’identità di una persona: non è un timbro da copiare. E dietro ogni canzone c’è il lavoro, spesso il mestiere e il reddito, di chi l’ha scritta e suonata. Gli strumenti generativi aprono possibilità enormi, ma rendono anche facilissimo imitare. Il confine tra omaggio e appropriazione passa dal consenso. Un festival che vuole dare spazio alla musica generativa non può farlo a spese di chi la musica la fa già.

La domanda aperta

C’è poi una domanda che nessun regolamento può chiudere: su quale musica sono stati addestrati questi strumenti, e che cosa devono a chi l’ha scritta. Nel 2024 decine di migliaia di creativi, tra cui musicisti come Thom Yorke dei Radiohead, hanno firmato lo Statement on AI training contro l’uso delle opere senza licenza. Chi candida un brano non può rispondere per gli strumenti che usa: per questo il festival non chiude la questione, ma la porta sul palco.

In pratica

Il regolamento esclude i brani che imitano in modo ingannevole artisti viventi, che usano voci riconoscibili senza autorizzazione o opere protette senza consenso. Chi candida un brano garantisce di averne i diritti e di rispettare le condizioni d’uso degli strumenti AI che ha usato. Se uno di questi presupposti viene meno, il brano è escluso, anche dopo la premiazione.

Un modo in cui mi piace pensare alla proprietà intellettuale lo chiamo identity play: invece di limitare l’uso della mia voce, creo strumenti che permettano al maggior numero possibile di persone di fare musica con me, e perfino come me.
Holly Herndon, compositrice, TED2022 (traduzione nostra)

Con Holly+, Herndon ha messo a disposizione un modello della propria voce, con il suo consenso e con regole chiare. Rispettare gli artisti non significa chiudere: significa che a decidere è l’artista.

04

Sperimentazione

L’AI è trattata come nuovo linguaggio, non come scorciatoia produttiva. Benvenuti gli esperimenti che cercano qualcosa di non banale: voci impossibili, contaminazioni inattese, errori che diventano forma.

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Cosa significa

Per noi l’AI è un linguaggio nuovo, non una scorciatoia per produrre canzoni più in fretta. Cerchiamo brani che provino a fare qualcosa che prima non si poteva fare: voci impossibili, generi che si incontrano per la prima volta, processi compositivi inediti, errori della macchina che diventano scelta espressiva.

Perché

All’inizio ogni nuovo strumento viene usato per imitare quello che c’era prima: la fotografia imitava la pittura, i primi sintetizzatori imitavano gli strumenti acustici. Poi qualcuno ha cominciato a usarli per ciò che solo loro sapevano fare, ed è lì che è nato qualcosa di nuovo. Con l’AI il rischio è fermarsi alla prima fase: tante canzoni corrette e tutte uguali. Un festival alla sua prima edizione ha il compito di spingersi un po’ più in là.

In pratica

Una canzone pop ben fatta non vale meno perché è pop. Ma a parità di qualità la giuria riconosce un valore aggiunto a chi esplora territori meno battuti. Nella scheda di processo vale la pena raccontare anche i tentativi, gli scarti e gli incidenti che si è deciso di tenere.

Tutto ciò che oggi trovi strano, brutto, scomodo e sgradevole in un nuovo mezzo diventerà sicuramente la sua firma. […] La chitarra distorta è il suono di qualcosa di troppo forte per il mezzo che dovrebbe trasportarlo.
Brian Eno, A Year with Swollen Appendices (1996) (traduzione nostra)
05

Educazione del pubblico

Il festival non parla solo agli addetti ai lavori. Talk, workshop e masterclass non sono un complemento: sono parte essenziale del progetto. Un evento culturale lascia, in chi partecipa, una capacità di pensiero nuova.

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Cosa significa

Il festival non parla solo a musicisti, tecnici e appassionati. Vuole che chiunque entri in sala, uno studente, un insegnante, una famiglia, chi lavora nelle istituzioni, ne esca capendo un po’ meglio come sta cambiando la musica, e con qualche strumento in più per giudicare da sé.

Perché

L’AI generativa sta entrando nella musica che ascoltiamo ogni giorno, spesso senza che ce ne accorgiamo. Le domande che solleva (chi è l’autore, che cosa è giusto, che cosa ha valore) non riguardano solo gli addetti ai lavori: riguardano tutti. Lasciarle al dibattito tecnico o al marketing significa subirle. Un evento culturale ha il compito di aprirle in pubblico, senza entusiasmi facili e senza paure.

In pratica

Ogni brano finalista viene presentato con il racconto del suo processo, così il pubblico ascolta e capisce nello stesso momento. Il giorno dopo la finale, sabato 30 gennaio alle 17, l’Auditorium ospita una tavola rotonda aperta al pubblico, "Chi è l’autore? Musica e intelligenza artificiale, oggi e domani": un confronto tra punti di vista diversi, non un dibattito pro o contro. Nella stessa giornata il programma prevede workshop per studenti, una masterclass per musicisti e demo dal vivo degli strumenti.

Riferimento

L’Unione europea parla di "alfabetizzazione in materia di IA": le competenze e la comprensione che servono per "acquisire consapevolezza in merito alle opportunità e ai rischi dell’IA" (AI Act, art. 3, punto 56). La legge la chiede a chi sviluppa e usa questi sistemi. Noi pensiamo che serva anche a chi la musica la ascolta.

Un evento culturale non è tale solo perché ospita opere; lo è perché lascia, in chi vi partecipa, una capacità di pensiero che prima non aveva.
Dalla Carta del Festival

Applicazione

I principi vivono in tre momenti distinti.

01

In fase di candidatura

Attraverso il regolamento e la scheda di processo. La compilazione veritiera della scheda è condizione di ammissione al contest.

02

In fase di selezione

Attraverso i criteri della giuria, che pesano non solo la qualità musicale del brano ma anche la coerenza con i principi della Carta.

03

In fase di evento

Attraverso il modo in cui ciascun brano viene presentato: con il suo processo, le riflessioni dei giurati, i momenti culturali della serata.

Questa Carta non è un manifesto contro l’intelligenza artificiale, né a suo favore. È un tentativo di tenere insieme entusiasmo creativo e responsabilità culturale, nella convinzione che la nuova musica generativa meriti uno spazio pubblico in cui essere ascoltata, discussa e, quando è il caso, premiata.

Carta del Festival, Edizione Zero